- INFO POINT
- Di Ernesto Logatto
- Stato: Progetto
Quando l’accademia diventa città
Edilizia Scolastica- Tianjin, la città dei fiumi e delle trasformazioni
- Prima degli edifici viene il programma
- Il principio è quello della gestione prima dell'ar
- Due aree e una rete di percorsi
- Le vecchie fabbriche in mattoni rossi diventano la
- L’area B e il recupero degli edifici storici
- Mattoni, acciaio corten e archi costruiscono un’id
- L’arte esce dalle aule
- Dalla riqualificazione edilizia alla rigenerazione
- Conservare la materia e costruire nuove relazioni
- Un’accademia senza muri
“Il balletto di un buon marciapiede urbano non si ripete mai da un luogo all’altro”. Nel 1961, in Vita e morte delle grandi città, Jane Jacobs utilizzava l’immagine della danza per descrivere quella straordinaria coreografia di incontri, attività, movimenti e relazioni che rende una strada qualcosa di più di uno spazio destinato alla circolazione. Non era l'ordine geometrico degli edifici a produrre la vitalità urbana, ma la capacità di ospitare gesti differenti, spesso imprevedibili, che si intrecciano nel corso della giornata.
A Tianjin, nel nord della Cina, questa intuizione sembra trovare una nuova interpretazione nel TAFA Art Block, progetto di rigenerazione urbana realizzato da Mix Architecture, con Tang Tao e Liu Wei alla guida della progettazione. Qui gli edifici industriali recuperati, gli atelier dell'accademia, le attività commerciali e i percorsi pubblici vengono mescolati all'interno di una trama storica per costruire un quartiere nel quale il confine tra apprendimento e vita quotidiana diventa progressivamente meno riconoscibile.
L’architettura non cerca di imporsi attraverso un unico edificio iconico. Lavora invece sulla successione dei vuoti, sulle connessioni tra strutture di epoche diverse e sulla possibilità di trasformare una parte della città in un’accademia senza muri, nella quale l’arte non viene soltanto esposta, ma prodotta, osservata e condivisa.
Tianjin, la città dei fiumi e delle trasformazioni
Tianjin ha costruito gran parte della propria identità urbana attraverso il rapporto tra acqua, commerci, industria e contaminazioni culturali. La confluenza dei corsi d'acqua del sistema Haihe, le antiche infrastrutture portuali e i quartieri sviluppati durante la modernizzazione della città hanno prodotto un paesaggio nel quale architetture tradizionali cinesi, edifici di influenza occidentale e complessi industriali appartengono alla stessa storia.
Nell'area di Sancha, vicino alla confluenza dei fiumi, il Tianjin Eye ha contribuito negli ultimi decenni a rafforzare l'attrattività turistica del waterfront. A breve distanza, tuttavia, il quartiere storico immediatamente a ovest della Tianjin Academy of Fine Arts era rimasto sostanzialmente escluso da questa trasformazione.
Edifici abbandonati, attività produttive in declino, strutture costruite in epoche differenti e una proprietà fondiaria estremamente frammentata avevano progressivamente indebolito il rapporto tra questo settore della città e le aree circostanti.
Nel 2022 l'amministrazione del distretto di Hebei e la Tianjin Academy of Fine Arts hanno avviato un programma congiunto di rigenerazione urbana. L'intervento complessivo interessa un'area di circa 22,6 ettari, mentre il nucleo progettato da Mix Architecture occupa 17.083 m² di terreno, con una superficie costruita di 17.894 m².
Il TAFA Art Block come progetto territoriale
È una distinzione importante: il TAFA Art Block non è soltanto un intervento edilizio, ma una trasformazione territoriale più ampia nella quale architettura, attività economiche, patrimonio storico e istituzione universitaria vengono considerati elementi interdipendenti.
Prima degli edifici viene il programma
La prima difficoltà incontrata dal progetto non era di natura formale. La sovrapposizione di proprietà, edifici inutilizzati, vincoli e funzioni esistenti rendeva complessa qualsiasi ipotesi di trasformazione basata su una semplice sostituzione edilizia.
Secondo la documentazione pubblicata da Mix Architecture, il processo è stato sbloccato attraverso un modello economico che poneva al centro la gestione futura del distretto. La possibilità di utilizzare locazioni, attività culturali, commercio e servizi come fonti continuative di entrata è stata considerata fin dalle prime fasi della progettazione.
Il principio è quello della gestione prima dell'architettura: decidere come gli spazi avrebbero funzionato e quali relazioni economiche li avrebbero sostenuti prima di definirne compiutamente la configurazione.
Da questa scelta deriva un'operazione particolarmente complessa. L'amministrazione pubblica ha lavorato sull'accorpamento delle proprietà e sulla disponibilità dei terreni; l'accademia ha accettato di aprire parte del proprio perimetro; operatori e progettisti hanno costruito insieme il programma funzionale e la rete degli attraversamenti.
Il risultato non è un campus ampliato con nuovi edifici commerciali, né un centro commerciale al quale viene attribuita una generica identità artistica. È un dispositivo ibrido nel quale le attività private contribuiscono alla gestione economica di spazi che mantengono una funzione collettiva.
Il valore di questa impostazione sta nella consapevolezza che la rigenerazione fisica non produce automaticamente rigenerazione urbana. Un edificio restaurato può rimanere vuoto. Una piazza ridisegnata può continuare a essere inutilizzata. Il progetto architettonico deve quindi trovare una propria corrispondenza nei programmi, nelle istituzioni e nei comportamenti che lo renderanno abitabile.
Due aree e una rete di percorsi:strade, corti e passerelle diventano un sistema pubblico tridimensionale
Il piano generale organizza il nuovo distretto attorno a Tianwei Road, che attraversa il nucleo del progetto dividendolo in due settori: area A a sud e area B a nord. A scala più ampia, Sanma Road e Diwei Road compongono un percorso artistico a L lungo circa 800 metri, collegando il sistema della confluenza fluviale con il corridoio storico e commerciale di Zhongshan Road.
La nuova organizzazione non cancella la trama urbana esistente. Al contrario, ne utilizza le irregolarità per costruire una successione di ambienti riconoscibili: strade interne, piccoli cortili, piazze, passaggi coperti, scale e terrazze diventano le componenti di una rete percorribile secondo direzioni differenti.
Nell'area A, sede di diversi dipartimenti dell'accademia, il programma segue una progressione dall'esterno verso l'interno. Sulle facciate rivolte alla strada prevalgono le attività commerciali; procedendo verso il cuore del complesso aumentano invece gli atelier, gli spazi didattici e gli ambienti destinati alla produzione artistica.
Negli edifici di transizione, i negozi occupano il piano terreno mentre il secondo e il terzo livello ospitano attività dell'accademia. Passerelle sopraelevate collegano i diversi corpi, rendendo possibile una percorrenza che non si limita al suolo, ma attraversa l'insieme a quote differenti.
Una grande scala conduce dalla piazza interna al sistema delle connessioni superiori, mentre altri percorsi proseguono verso gli edifici affacciati sulla strada.
La sezione diventa così uno strumento urbanistico. Chi attraversa il distretto non incontra una successione di funzioni rigidamente separate, ma può osservare il lavoro degli studenti, raggiungere una mostra, utilizzare un negozio o semplicemente fermarsi in uno degli spazi intermedi.
Le vecchie fabbriche in mattoni rossi diventano laboratori d’arte
Il recupero degli edifici industriali costituisce uno degli aspetti più interessanti dell'intervento, soprattutto perché evita di trattare la preesistenza come un semplice involucro scenografico.
Nell'area A, due fabbriche parallele in mattoni rossi, identificate come edificio H, sono state trasformate conservando una parte significativa del loro carattere costruttivo. Per adattare gli ambienti alle nuove esigenze didattiche, le vecchie capriate lignee sono state sollevate di circa 1,8 metri, mantenendo leggibile l'organizzazione originaria delle coperture.
Tra i due corpi è stata inserita una nuova galleria a tutta altezza, definita da una struttura metallica nera e da una copertura a doppia falda. L'intervento non cerca di imitare l'architettura industriale esistente: utilizza una grammatica volutamente distinta per rendere riconoscibile la nuova fase della trasformazione.
La galleria introduce luce naturale dall'alto e attraverso aperture laterali, modificando la percezione delle murature e costruendo uno spazio di attraversamento nel quale l'attività creativa può essere osservata senza necessariamente entrare negli atelier.
Le superfici dei vecchi mattoni, le travi lignee recuperate e il metallo contemporaneo mantengono così la propria individualità.
È proprio questa differenza a produrre continuità. Il nuovo non viene utilizzato per riportare artificialmente gli edifici a una presunta condizione originaria, ma per consentire loro di ospitare funzioni che in passato non avrebbero potuto accogliere.
La memoria industriale sopravvive perché l'architettura continua a essere utilizzata, non perché viene congelata in una rappresentazione museale.
L’area B e il recupero degli edifici storici
A nord di Tianwei Road il progetto assume un carattere leggermente differente. L'area B è organizzata attorno a una piazza più raccolta, sulla quale si affacciano spazi dell'accademia e strutture recuperate.
Il nuovo edificio K1 affianca funzioni commerciali e museali, mettendole in relazione attraverso un elemento di connessione realizzato anche con vetrocemento. Accanto si trova l'edificio K2, una costruzione di epoca repubblicana associata alla storia della residenza studentesca Deng Yingchao, recuperata con una distribuzione verticale che colloca il commercio al piano terreno e uno spazio espositivo al livello superiore.
Una passerella collega i due volumi e permette di proseguire il percorso senza tornare immediatamente alla quota stradale.
L'operazione più significativa riguarda però l'edificio L, conosciuto come Little Red Building. Originariamente una fabbrica di tre piani, è stato modificato eliminando parte del piano terreno sul lato orientale per ricavare un passaggio nord-sud.
Il nuovo attraversamento, definito da un portico ad archi, collega la piazza interna con il quartiere circostante. Una costruzione che in precedenza contribuiva alla chiusura del lotto diventa quindi lo strumento attraverso cui quello stesso lotto si apre alla città.
Anche l'intervento sulle facciate rifiuta il ripristino mimetico. La rimozione di balconi ai livelli superiori lascia visibili i tagli nelle solette e nelle travi in calcestruzzo, integrati da nuovi elementi strutturali.
L'edificio conserva così le tracce della propria trasformazione, facendo della differenza tra materiali ed epoche uno degli strumenti di lettura dell'architettura.
Mattoni, acciaio corten e archi costruiscono un’identità comune
Un distretto composto da edifici molto differenti rischia facilmente di apparire come una somma casuale di architetture. Mix Architecture affronta questo problema attraverso un sistema di corrispondenze materiche e formali che costruisce continuità senza imporre uniformità assoluta.
Il mattone rosso è il principale elemento identitario. Compare negli edifici industriali restaurati, nelle costruzioni nuove e nei prospetti che reinterpretano il linguaggio storico del quartiere. A questo si affiancano mattoni grigi, superfici in calcestruzzo a vista, vetrocemento, metalli e rivestimenti contemporanei.
L'acciaio corten assume un ruolo particolarmente importante. Il suo colore bruno dialoga con le tonalità ocra e rossastre delle murature, mentre l'ossidazione naturale modifica nel tempo l'aspetto delle superfici.
Gli architetti sembrano attribuire proprio al tempo un ruolo nella composizione: materiali inizialmente differenti sono destinati ad avvicinarsi cromaticamente attraverso l'invecchiamento.
Anche l'arco diventa un motivo ricorrente, ma viene interpretato secondo modalità costruttive differenti. In alcuni casi appartiene al linguaggio tradizionale della muratura; altrove è realizzato in calcestruzzo contemporaneo o partecipa a strutture di collegamento più leggere.
Il progetto mette così in relazione elementi di derivazione Beiyang, architetture industriali e interventi moderni.
La continuità nasce da ritmi, colori, proporzioni e sequenze spaziali, non dalla ripetizione dello stesso prospetto.
È una distinzione fondamentale per la qualità dell'intervento. La riconoscibilità del quartiere viene rafforzata senza trasformarlo in una scenografia storicista, anche se il rischio di un'eccessiva uniformazione resta una questione da considerare criticamente in ogni progetto di rigenerazione fondato su una forte identità commerciale.
Nell'area A trovano posto dipartimenti legati alla scultura, alla pittura murale e alle tecniche di stampa. Alcuni laboratori si affacciano direttamente sui percorsi pubblici, mentre gli spazi espositivi e le vetrine commerciali permettono alle opere di uscire dal contesto strettamente accademico.
L'obiettivo dichiarato dalla Tianjin Academy of Fine Arts è sviluppare un modello di educazione estetica pubblica, nel quale la produzione artistica non rimanga confinata all'istituzione ma diventi parte dell'esperienza quotidiana del quartiere.
Non si tratta soltanto di rendere visitabile una scuola. La presenza della città modifica anche le condizioni dell'apprendimento: gli studenti lavorano in prossimità di un pubblico reale, mentre le opere possono essere collocate in spazi che non appartengono al repertorio tradizionale della galleria o dell'aula universitaria.
Questa impostazione ha già trovato applicazione in iniziative concrete. Nel maggio 2026 il programma “Hao Wan'er Public Art Plan” ha portato nello spazio urbano opere di 27 giovani artisti e studenti dei corsi di scultura, trasformando strade e piazze in luoghi di esposizione, interazione e sperimentazione.
Tan Xun, vicedirettore della School of Fine Arts e promotore dell'iniziativa, ha descritto il cambiamento didattico attraverso il passaggio dalle esercitazioni simulate alla realizzazione di progetti effettivi nello spazio urbano.
È una prospettiva interessante perché restituisce all'arte una dimensione pubblica che precede la sua istituzionalizzazione nei musei: la città non è soltanto il luogo nel quale presentare il risultato della ricerca, ma uno degli ambienti nei quali quella ricerca prende forma.
Dalla riqualificazione edilizia alla rigenerazione sociale
La dimensione più ambiziosa del progetto non si esaurisce nel rapporto tra accademia e nuove attività culturali.
Il programma complessivo di rigenerazione comprende infatti anche il recupero di cinque complessi residenziali esistenti, per una superficie di circa 74.000 m² e con benefici dichiarati per 1.086 nuclei familiari. È un elemento che colloca la trasformazione del TAFA Art Block all'interno di una strategia urbana più estesa rispetto al solo distretto creativo.
L'amministrazione locale ha indicato nella conservazione delle testimonianze storiche e nel loro riutilizzo uno dei principi fondamentali dell'intervento. Ma il recupero delle architetture si accompagna all'introduzione di attività economiche che comprendono spazi per la formazione artistica, il commercio creativo, la ristorazione, l'esposizione e i servizi.
Questo intreccio produce un'opportunità e contemporaneamente una questione critica.
Da un lato, l'apertura dell'accademia può moltiplicare le occasioni di incontro e aumentare la disponibilità di spazi collettivi in un quartiere precedentemente caratterizzato da edifici sottoutilizzati.
Dall'altro, la costruzione di una nuova destinazione culturale e commerciale può modificare nel tempo i valori immobiliari, il tipo di attività presenti e il rapporto tra popolazione residente e visitatori.
Non esistono ancora elementi sufficienti per valutare compiutamente questi effetti nel caso di Tianjin. Sarebbe quindi prematuro considerare la rigenerazione sociale un risultato definitivamente acquisito.
Il vero banco di prova sarà verificare se l'apertura fisica degli spazi corrisponderà a un'accessibilità sociale duratura, capace di mantenere nel quartiere funzioni ordinarie e possibilità d'uso non necessariamente legate al consumo.
Conservare la materia e costruire nuove relazioni
Nel TAFA Art Block la sostenibilità non viene raccontata principalmente attraverso la presenza di dispositivi tecnologici riconoscibili.
L'intervento utilizza una combinazione di strutture esistenti in muratura, telai in calcestruzzo e nuove componenti in acciaio. Il recupero delle fabbriche e degli edifici storici permette di mantenere parti significative della materia costruita, evitando che l'intera trasformazione si traduca in una sostituzione integrale.
La scelta è rilevante anche sul piano ambientale, pur in assenza di un bilancio pubblicato che consenta di quantificare con precisione le emissioni incorporate risparmiate rispetto a una demolizione e ricostruzione completa.
Nel caso delle vecchie fabbriche, l'adattamento delle coperture e delle strutture portanti dimostra inoltre come sia possibile modificare le prestazioni spaziali di un edificio mantenendone una parte sostanziale.
Ma esiste una seconda forma di sostenibilità, meno immediatamente misurabile, che riguarda la capacità degli spazi di continuare a essere utili.
Le strutture ibride, i piani commerciali, i laboratori e gli ambienti espositivi costruiscono un insieme potenzialmente adattabile a programmi culturali differenti. Questa disponibilità al cambiamento può diventare una risorsa importante in un settore nel quale attività, modelli educativi e forme di consumo si trasformano rapidamente.
Il progetto pone quindi una questione che attraversa gran parte dell'architettura contemporanea: il valore della conservazione non dipende soltanto da ciò che viene fisicamente mantenuto, ma anche dalla possibilità di attribuire a quella materia una nuova funzione sociale.
La sostenibilità di ciò che dura
La sostenibilità di un quartiere rigenerato si misura, in definitiva, anche nella sua capacità di non dover essere nuovamente sostituito dopo pochi anni.
Un’accademia senza muri
Il nucleo centrale del TAFA Art Block è stato aperto al pubblico nel luglio 2025, mentre il completamento dei lavori risale al giugno 2026.
Le prime modalità di utilizzo raccontate dai progettisti restituiscono un quartiere attraversato come un parco: i residenti camminano, si fermano nelle piazze, frequentano le mostre e utilizzano gli spazi esterni senza che ogni movimento debba necessariamente corrispondere a un'attività istituzionale.
È un'immagine che riporta alla riflessione di Jane Jacobs da cui siamo partiti. La qualità di una strada non deriva dalla possibilità di prevedere ciò che accadrà al suo interno, ma dalla sua capacità di ospitare una pluralità di comportamenti.
A Tianjin, questa imprevedibilità viene ricercata attraverso l'architettura.
I vecchi edifici industriali diventano scuole e gallerie. I nuovi volumi ricostruiscono fronti urbani interrotti. Le passerelle collegano funzioni che in precedenza appartenevano a sistemi separati. Le piazze permettono di sostare senza dover necessariamente entrare in un edificio. Le aule si aprono verso la strada e l'arte diventa un elemento della vita quotidiana.
Mix Architecture descrive il proprio obiettivo come la costruzione di un'accademia priva di recinzioni, appartenente contemporaneamente agli studenti e alla città.
Non è una formula priva di contraddizioni. La presenza di attività commerciali introduce inevitabilmente forme di selezione economica e richiede una gestione attenta per mantenere il carattere pubblico degli spazi.
Ma è proprio qui che il progetto rivela la propria ambizione più interessante: TAFA Art Block non cerca soltanto di trasformare edifici esistenti. Prova a trasformare le relazioni che questi edifici rendono possibili.
La sua architettura non coincide con un singolo volume, ma con la rete di passaggi, sguardi, incontri e attività che tiene insieme parti differenti della città: non è la città a entrare nell'accademia per visitare l'arte. È l'accademia a entrare nella città per diventare parte della sua vita.




































