- INFO POINT
- Di Ernesto Logatto
- Stato: Edificio concluso
La piazza è ora verticale
Edilizia Sportiva- La densità rende lo spazio pubblico una risorsa se
- La sezione dell'edificio diventa forma di urbanist
- Tre piazze sovrapposte costruiscono una passeggiat
- Biblioteca, piscina e campi sportivi vengono ‘impi
- Il “teatro visivo” mette in relazione sport divers
- Una grande struttura d'acciaio libera i piani
- Un edificio pubblico deve prima di tutto costruire
- 12:00 - La vita pubblica nasce dalle ragioni
- 12:00 - La vita pubblica nasce dalle ragioni
- Le piazze sospese rimarranno realmente parte della
“Prima la vita, poi gli spazi, poi gli edifici”. Jan Gehl ha condensato in questa formula un principio elementare e insieme radicale dell'urbanistica: l'architettura dovrebbe cominciare dalle relazioni che rende possibili, non dalla composizione degli oggetti. Il progetto del Yuehai Culture and Sports Center, realizzato a Shenzhen da Meng Yan e Urbanus, sembra prendere questa affermazione quasi alla lettera, con una differenza decisiva: quando il suolo disponibile non basta, anche lo spazio pubblico può cominciare a salire.
In uno dei settori più densi e tecnologicamente avanzati della metropoli cinese, una biblioteca, un teatro, piscine, palestre, campi sportivi, una parete per l'arrampicata, servizi di quartiere e luoghi per l'incontro non vengono semplicemente impilati dentro un edificio di dodici piani.
Urbanus inserisce tra questi programmi piazze, terrazze, gradonate e percorsi aperti alla città, trasformando la sezione in una specie di piano urbano verticale. Completato nel 2025 dopo un processo iniziato con il concorso vinto nel 2016, il centro occupa appena 5.761 m² di terreno, ma sviluppa una superficie complessiva di 39.752 m² e raggiunge 69,5 metri di altezza. La sproporzione tra l'esiguità del lotto e l'intensità del programma non viene nascosta: diventa la ragione stessa dell'architettura.
La densità rende lo spazio pubblico una risorsa sempre più preziosa
Il Yuehai Culture and Sports Center sorge nel distretto di Nanshan, all'interno di un paesaggio urbano nel quale torri residenziali, scuole, centri commerciali, università e quartier generali tecnologici convivono a distanze molto ridotte. Yuehai occupa circa 14 km² e, secondo i dati del governo distrettuale, gestisce una popolazione superiore alle 600.000 persone. Nello stesso territorio si concentrano Shenzhen University, istituti di ricerca e aziende come Tencent, DJI, ZTE, Baidu e Mindray. È difficile immaginare un contesto nel quale il valore del metro quadrato e la pressione sulle infrastrutture collettive possano essere percepiti più chiaramente.
Urbanus aveva individuato questo problema già durante lo sviluppo iniziale del progetto. In una presentazione pubblicata nel 2019 lo studio descriveva il passaggio di Shenzhen da una fase di urbanizzazione rapida ed estensiva a una trasformazione urbana più sofisticata, nella quale i grandi contenitori culturali isolati non apparivano più sufficienti. Alla città serviva piuttosto una rete di “ancore della vita culturale” integrate nei quartieri e nelle pratiche quotidiane.
Il Yuehai Center nasce precisamente all'interno di questa transizione. Non è un grande museo destinato a visitatori occasionali né un palazzetto utilizzato soltanto durante gli eventi. Biblioteca, piscina, teatro, palestra, caffè, centro sanitario di comunità e campi sportivi producono orari, pubblici e motivazioni d'uso differenti.
È proprio questa pluralità a poter trasformare un edificio in infrastruttura sociale. Gehl utilizza oggi questa espressione per indicare quei luoghi fisici — biblioteche, parchi, centri ricreativi, strade — capaci di moltiplicare le occasioni quotidiane di contatto. A Yuehai il problema diventa allora architettonicamente molto concreto: come costruire questa infrastruttura quando non esiste abbastanza terreno per disporla orizzontalmente?
La risposta di Meng Yan è semplice da enunciare ma molto più difficile da realizzare: trasformare la verticalità da necessità immobiliare a condizione urbana.
La sezione dell'edificio diventa forma di urbanistica
La tipologia tradizionale del centro culturale e sportivo tende a separare. Una sala da spettacolo deve essere acusticamente protetta; una piscina necessita di condizioni climatiche specifiche; una palestra genera rumore e vibrazioni; una biblioteca ricerca silenzio e concentrazione. L'efficienza porta quindi naturalmente a compartimentare le funzioni.
Secondo Urbanus, questa logica produce però anche un effetto collaterale: ogni attività diventa un piccolo mondo autosufficiente e diminuiscono le occasioni d'incontro tra persone che utilizzano parti differenti dello stesso edificio. Gli architetti osservano invece come proprio gli spazi apparentemente secondari della città — piazze, marciapiedi, bordi, passaggi — siano spesso quelli nei quali si verifica la parte più imprevedibile della vita collettiva.
Da questa osservazione deriva l'organizzazione del Yuehai Center. I programmi principali vengono impilati, ma tra un volume e l'altro vengono inseriti veri intervalli urbani. Alcuni sono terrazze, altri grandi spazi semiaperti, altri ancora gradonate o piattaforme panoramiche. Il vuoto non è ciò che rimane dopo aver collocato le funzioni: diventa una funzione esso stesso.
La sezione assume così un ruolo che normalmente appartiene alla planimetria urbana. Dove una piazza tradizionale distribuisce edifici e attività attorno a uno spazio orizzontale, Yuehai costruisce relazioni lungo un asse verticale. Scale mobili esterne, gradonate, scale e corridoi pubblici funzionano come una rete di strade che permette di salire attraverso l'edificio senza dover necessariamente entrare nelle singole strutture a pagamento.
La questione non è quindi soltanto la mixed-use architecture, ormai ordinaria nelle città dense dell'Asia. Il passaggio interessante è un altro: Urbanus prova a rendere pubblico anche ciò che normalmente, in un edificio multipiano, sarebbe soltanto distribuzione.
Il corridoio diventa strada. Il pianerottolo diventa terrazza. Il piano tecnico della sovrapposizione diventa piazza.
Tre piazze sovrapposte costruiscono una passeggiata urbana
L'intero sistema è organizzato attorno a tre grandi livelli pubblici, diversi per carattere e intensità.
Alla base si trova la Community Life Plaza, lo spazio maggiormente legato alla strada. Qui convergono utenti della biblioteca, del teatro, dei servizi comunitari e delle attività sportive. Al quinto piano compare l'Elevated Urban Living Room, letteralmente un “salotto urbano sospeso”, che agisce come soglia tra il programma culturale dei livelli inferiori e quello sportivo che domina la parte superiore. Più in alto, al nono piano, lo Sky Sports Garden costruisce invece una condizione relativamente tranquilla e panoramica, destinata al riscaldamento, all'attività fisica informale ma anche alla sosta.
Non sono tre copie della stessa piazza. Cambiano esposizione, rumorosità, pubblico e rapporto con il panorama. Salendo, la strada si allontana e Shenzhen comincia a essere percepita dall'alto; contemporaneamente, l'edificio diventa più permeabile e le grandi aperture permettono di vedere le torri del quartiere attraverso la struttura.
Il progetto originario descriveva questi livelli come un parco tridimensionale di quartiere. L'espressione è importante perché chiarisce l'ambizione dell'operazione: non un roof garden riservato agli utenti delle funzioni superiori, ma una sequenza di spazi pubblici che idealmente prolunga il suolo urbano.
È anche il motivo per cui le scale mobili esterne assumono una presenza tanto evidente sulla facciata. Il loro colore caldo e il percorso diagonale interrompono la massa metallica dell'edificio e dichiarano la circolazione come parte dell'architettura. Non vengono nascoste in un nucleo interno: mostrano alla città che si può salire.
Questo gesto avvicina Yuehai più a una piccola infrastruttura urbana che a un edificio civico convenzionale. La città non si arresta davanti alla porta d'ingresso. Entra, sale, riemerge su una terrazza e continua.
Biblioteca, piscina e campi sportivi vengono ‘impilati’
La verticalità non è però soltanto una costruzione concettuale. L'ordine delle funzioni deriva da una precisa combinazione di requisiti strutturali e ambientali.
La biblioteca occupa la parte inferiore, quella più facilmente raggiungibile dalla strada. La sua maglia strutturale relativamente regolare costituisce anche il supporto per le grandi travi reticolari necessarie ai volumi superiori. La piscina viene collocata circa a metà dell'edificio; sotto di essa rimane un grande spazio semiaperto, trasformato nel principale salotto urbano sospeso. Le attività più rumorose e dinamiche — basket, badminton e altri sport indoor — salgono invece verso la sommità, riducendo l'impatto acustico sul quartiere.
Il programma realizzato è considerevolmente più ricco di quanto la compattezza esterna lasci immaginare. I dati pubblicati dal governo di Nanshan indicano un black box theatre al piano interrato, spazi culturali e di lettura tra il secondo e il quarto livello, palestra, campo da basket all'aperto, piscina riscaldata, pickleball, arrampicata, palestre per basket e badminton e campi da tennis indoor e outdoor. Tra il primo e il secondo livello trova posto anche un centro sanitario comunitario.
Particolarmente significativa è la parete da arrampicata, alta 16,5 metri, collocata tra l'ottavo e il nono piano. Il governo distrettuale la presenta come uno degli elementi distintivi del centro; al decimo piano la palestra trasformabile può invece passare dall'uso per badminton a quello per basket grazie anche a tribune retrattili.
La piscina principale misura 25 metri e viene accompagnata da vasche dedicate ai più giovani.
Ciò che normalmente richiederebbe un campus sportivo orizzontale viene quindi condensato in una torre civica. Ma la forza del progetto sta proprio nel tentativo di evitare che questa condensazione venga percepita come semplice accumulo.
Il confine tra la palestra di arrampicata e la piscina è trasparente. Il corridoio della palestra per basket e badminton si apre verso l'area di climbing. Dal settore di riscaldamento superiore è possibile guardare verso le piattaforme sottostanti. Persino teatro e campi sportivi entrano in alcuni punti in relazione visiva.
Urbanus definisce il risultato una sorta di “teatro visivo quotidiano”: chi gioca a basket può accorgersi degli arrampicatori sospesi sopra di sé; chi riposa dopo una salita può vedere i nuotatori; chi attraversa una terrazza incontra con lo sguardo persone impegnate in attività che probabilmente non utilizzerà mai.
È probabilmente qui che il Yuehai Center supera con maggiore decisione il tema della semplice compresenza funzionale.
Jane Jacobs aveva osservato che la fiducia urbana nasce da “molti, moltissimi piccoli contatti pubblici sui marciapiedi”. La frase riguardava la strada americana degli anni Sessanta, ma il meccanismo descritto è sorprendentemente vicino a ciò che Urbanus prova a ricostruire in verticale: non obbligare le persone a socializzare, ma aumentare le possibilità che diventino reciprocamente consapevoli della propria presenza.
Gli stessi progettisti sottolineano che questi incontri visivi tra estranei probabilmente non si trasformeranno in conoscenza. Non è necessario. Il valore sociale deriva anche dal semplice riconoscere di condividere un luogo con altri.
È una distinzione importante. L'architettura non può fabbricare comunità. Può però costruire condizioni nelle quali sia più difficile vivere come se gli altri non esistessero.
Una grande struttura d'acciaio libera i piani
La necessità di sovrapporre ambienti con luci strutturali molto differenti determina inevitabilmente il carattere costruttivo dell'edificio. Yuehai utilizza una struttura in acciaio fuori terra, mentre i tre livelli interrati sono realizzati con un telaio in calcestruzzo armato. I materiali principali dichiarati comprendono acciaio, vetro, pannelli metallici perforati ed elementi prefabbricati.
Le grandi travi reticolari non vengono sempre nascoste. Emergono nei vuoti e nelle terrazze, trasformandosi in parte del paesaggio interno e dando all'edificio una rudezza quasi infrastrutturale. È una scelta coerente con la sua organizzazione: Yuehai non cerca di apparire come una torre compatta alla quale siano stati applicati programmi diversi, ma come una sovrapposizione leggibile di grandi macchine spaziali.
Anche l'involucro contribuisce a mantenere questa ambiguità. Le superfici metalliche perforate rendono alcuni volumi quasi opachi durante il giorno e più permeabili quando vengono illuminati dall'interno; altrove grandi superfici trasparenti espongono alla città le attività. La facciata funziona quindi meno come una pelle continua che come un sistema capace di reagire alle differenti condizioni degli ambienti retrostanti.
Ne risulta una figura volutamente irregolare: volumi sporgenti, arretramenti, telai a V, terrazze scavate e una scala mobile diagonale impediscono una lettura immediatamente stabile dell'insieme.
La monumentalità non deriva dalla simmetria. Deriva dalla sensazione che enormi pezzi di città siano stati sollevati e mantenuti in equilibrio uno sull’altro.
Un edificio pubblico deve prima di tutto costruire un buon pezzo di strada
Il progetto sarebbe però contraddittorio se la ricerca dello spazio pubblico in quota producesse un piano terra impermeabile. Urbanus lavora quindi con attenzione sulla relazione con l'incrocio.
I primi quattro livelli arretrano rispetto alla massa superiore e generano una piazza ribassata semiaperta e protetta. Grandi gradonate conducono verso i livelli interrati, mentre caffè, ingresso del teatro e servizi comunitari occupano le aree più direttamente raggiungibili. Le facciate nord e ovest vengono aperte per aumentare il rapporto con la piazza e intercettare i flussi provenienti dalle scuole e dalle attività commerciali circostanti.
È previsto inoltre un futuro collegamento pedonale sopraelevato con la scuola confinante, un elemento apparentemente secondario ma coerente con l'intero progetto: anziché riconoscere il recinto scolastico come limite definitivo, l'architettura prepara una possibile continuità tra due infrastrutture della comunità.
Il dato forse più interessante riguarda però il modo in cui il programma si è ulteriormente ibridato durante la realizzazione. Alle funzioni culturali e sportive sono stati aggiunti servizi sanitari di prossimità, caffè e ristorazione leggera. Il governo di Shenzhen presenta esplicitamente il centro come luogo capace di unire attività fisica, cultura, salute e permanenza informale.
Non si va dunque necessariamente a Yuehai per assistere a un evento.
Quasi 40.000 metri quadrati su un lotto di 5.761
Uno dei dati più utili per comprendere Yuehai è anche quello che può generare maggiore confusione. 5.761 m² come area del progetto, ma si tratta dell'area del lotto; la superficie costruita complessiva dichiarata da Urbanus e confermata dal governo di Nanshan è invece 39.752 m², distribuita tra dodici livelli fuori terra e tre interrati. Il rapporto di copertura programmatica è quindi fondamentale per interpretare l'edificio.
La questione non consiste nell'esaltare la densità come valore in sé. Un edificio verticale può concentrare funzioni e contemporaneamente produrre isolamento, ascensori congestionati, piani privi di relazione reciproca e spazi pubblici ridotti a semplici atri di distribuzione.
Yuehai è interessante proprio perché tenta l'operazione contraria: utilizza la densità per generare intersezioni.
Il progetto di concorso risale al 2016, la costruzione è iniziata nel 2018 e il complesso è stato completato nel 2025, dopo un processo durato quasi un decennio. Questo intervallo temporale permette anche di leggere il progetto come parte di una ricerca più ampia di Urbanus sulla tipologia del “cluster culturale verticale”, successivamente sviluppata dallo studio in altri concorsi e complessi pubblici.
Il risultato non propone un modello esportabile senza condizioni. Ha bisogno di una città estremamente densa, di una struttura pubblica capace di gestire programmi differenti e di una rete di circolazione verticale efficiente.
Ma dimostra che la scarsità di suolo non deve necessariamente produrre soltanto torri.
Può produrre anche sezioni urbane.
Le piazze sospese rimarranno realmente parte della città quotidiana?
Come ogni esperimento sullo spazio pubblico, il Yuehai Culture and Sports Center non può essere giudicato soltanto attraverso fotografie, diagrammi o intenzioni progettuali.
La sua idea centrale dipende dall'uso.
Una piazza al quinto o al nono piano non possiede l'accessibilità spontanea di un marciapiede. Richiede scale mobili funzionanti, ascensori, manutenzione, orari sufficientemente ampi, segnaletica comprensibile e soprattutto una gestione che continui a considerare legittima la presenza di chi non sta acquistando un biglietto o utilizzando una specifica attrezzatura.
È qui che si trova anche la principale fragilità — e il maggiore interesse — del progetto. Uno spazio pubblico verticale rimane pubblico soltanto se l'istituzione che lo gestisce continua a comportarsi come se lo fosse.
L'architettura, tuttavia, ha costruito condizioni molto precise perché questo possa accadere. Ha reso visibili i percorsi. Ha collocato caffè e servizi sulle zone più accessibili. Ha distribuito spazi di sosta fra le funzioni specialistiche. Ha permesso agli utenti di vedersi reciprocamente. E soprattutto ha rifiutato l'idea che tutto ciò che non produce direttamente sport, cultura o servizio debba essere considerato superficie improduttiva.
Jan Gehl suggeriva di progettare prima la vita, quindi lo spazio e soltanto alla fine gli edifici. A Shenzhen Urbanus sembra dover affrontare un paradosso: la città è già così intensamente costruita che per trovare nuovo spazio per quella vita bisogna entrare nell'edificio e continuare a salire.
Il Yuehai Culture and Sports Center riesce così a proporre una risposta che va oltre la propria funzione.
Non cerca soltanto di concentrare biblioteca, teatro, piscine e palestre in poco terreno. Prova a dimostrare che, anche nella città verticale, lo spazio collettivo non deve necessariamente restare a quota zero. E che una piazza può continuare a essere una piazza persino quando, sotto di lei, ci sono altri otto piani di città.























