- INFO POINT
- Di Aurelio Coppi
- Stato: Edificio concluso
Riccione, la fornace rinasce come museo urbano
Spazi espositivi e musealiIl recupero della ex Fornace Piva a Riccione rappresenta un caso emblematico di rigenerazione consapevole. Il progetto firmato da Politecnica Building for Humans trasforma un sito industriale dismesso in un nuovo Museo del Territorio, ridefinendo il ruolo dell’archeologia industriale come infrastruttura culturale e urbana.
Non si tratta semplicemente di un intervento di restauro, ma di un’operazione complessa che integra architettura, ingegneria e paesaggio, costruendo un dialogo tra le tracce del passato e una nuova architettura contemporanea leggera e permeabile.
In un contesto urbano in evoluzione, il progetto restituisce alla città un luogo identitario capace di accogliere funzioni culturali, educative e sociali, contribuendo a rafforzare la relazione tra spazio pubblico, memoria collettiva e nuove forme di fruizione culturale.
Dalla produzione industriale alla cultura urbana
Costruita nel 1908 lungo il Rio Melo, la Fornace Piva ha rappresentato per decenni uno dei principali motori economici di Riccione, grazie anche all’impiego del forno Hoffmann, tecnologia avanzata per la produzione continua di laterizi.
L’attività produttiva, proseguita fino agli anni Settanta, ha lasciato un’impronta significativa nel tessuto urbano e nella memoria collettiva della città. Il progetto di recupero parte proprio da questa eredità, scegliendo di preservare il recinto murario storico come testimonianza tangibile della funzione originaria.
L’intervento si colloca così nella più ampia riflessione europea sul riuso dell’archeologia industriale, dove il valore degli edifici non risiede solo nella loro materialità, ma nella capacità di raccontare trasformazioni economiche e sociali.
La fornace non viene quindi reinterpretata come semplice contenitore museale, ma come dispositivo narrativo capace di restituire la storia produttiva del territorio in chiave contemporanea.
Restauro archeologico delle murature storiche
Uno degli aspetti più rilevanti del progetto riguarda l’approccio adottato per il restauro delle murature perimetrali. Politecnica ha scelto una metodologia di tipo archeologico, orientata alla conservazione delle superfici esistenti senza cancellarne le tracce del tempo.
Fori, inserti lignei, segni delle lavorazioni e stratificazioni materiche vengono mantenuti visibili, trasformando le pareti in veri e propri documenti storici. Questo approccio consente di preservare la leggibilità dell’edificio e di rafforzare il dialogo con la nuova architettura inserita all’interno.
Dal punto di vista tecnico, il consolidamento delle murature ha richiesto interventi mirati per garantire la stabilità di strutture prive di copertura e quindi esposte a fenomeni di degrado e rischio di ribaltamento. Il progetto illuminotecnico integrato valorizza ulteriormente le superfici, restituendo nelle ore serali l’immagine della fornace come segno urbano riconoscibile.
Una teca contemporanea tra leggerezza e trasparenza
All’interno del recinto storico prende forma una nuova architettura concepita come una grande teca trasparente. Il volume, sviluppato su due livelli per circa 1.500 metri quadrati, si inserisce con discrezione nel perimetro esistente, mantenendo una chiara distinzione tra antico e nuovo.
La scelta di un linguaggio leggero e permeabile risponde alla volontà di non competere con la forza materica delle murature storiche, ma di instaurare un rapporto di equilibrio. La trasparenza diventa così un elemento progettuale centrale, capace di mettere in relazione interno ed esterno e di rendere visibile la struttura originaria.
Il deambulatorio perimetrale, introdotto tra la nuova architettura e le pareti storiche, amplifica questa relazione, consentendo una fruizione ravvicinata delle superfici e creando uno spazio intermedio di grande valore percettivo.
Organizzazione spaziale e flessibilità d’uso
Il museo è stato progettato come uno spazio aperto e flessibile, in grado di accogliere diverse funzioni oltre al percorso espositivo. Al piano terra si concentrano gli spazi pubblici – hall a doppia altezza, caffetteria, bookshop, laboratori didattici e sala conferenze – mentre il livello superiore ospita le aree espositive principali.
La distribuzione verticale è affidata a una scala leggera e retroilluminata, concepita come elemento architettonico centrale capace di connettere visivamente i due livelli. La flessibilità degli ambienti rappresenta uno degli aspetti chiave del progetto: gli spazi sono pensati per essere riconfigurati in base alle esigenze, permettendo al museo di ospitare eventi, attività educative e iniziative culturali.
Questa impostazione riflette una visione contemporanea del museo come luogo dinamico e partecipato, aperto alla città e alle comunità.
Struttura e materiali: tecnologia e reversibilità
Dal punto di vista costruttivo, l’intervento si configura come un equilibrio calibrato tra esigenze di consolidamento strutturale e rispetto della materia storica. Le murature perimetrali della ex fornace, prive di copertura al momento dell’avvio del progetto e quindi particolarmente vulnerabili, hanno richiesto un sistema di messa in sicurezza capace di garantire stabilità senza compromettere la leggibilità dell’impianto originario.
Per questo, Politecnica Building for Humans ha sviluppato un esoscheletro in acciaio che lavora in modo indipendente rispetto alle murature, assorbendo le sollecitazioni e prevenendo fenomeni di ribaltamento. Questo dispositivo strutturale è stato progettato per integrarsi con le aperture esistenti della fornace, evitando interventi invasivi e mantenendo visibile la configurazione storica dell’edificio.
La nuova architettura inserita all’interno del recinto si basa su un sistema strutturale leggero, anch’esso in acciaio, che consente di ridurre i carichi sulle fondazioni esistenti e di garantire rapidità di montaggio. I solai e la copertura sono realizzati in legno lamellare XLAM, una scelta coerente sia con le esigenze prestazionali sia con i criteri ambientali del progetto. Il legno ingegnerizzato offre infatti buone caratteristiche di resistenza e stabilità dimensionale, oltre a contribuire alla riduzione dell’impronta carbonica complessiva dell’edificio.
Soluzioni a secco per un’architettura modificabile
L’intero sistema costruttivo è stato concepito secondo il principio della reversibilità, elemento centrale negli interventi su edifici vincolati o di valore storico. L’adozione di tecnologie a secco consente infatti di smontare o modificare le componenti della nuova architettura senza alterare in modo permanente la struttura originaria.
Questo approccio garantisce non solo una maggiore flessibilità nel tempo, ma anche la possibilità di future trasformazioni o aggiornamenti funzionali, mantenendo intatto il valore testimoniale della fornace.
Le scelte materiche rafforzano ulteriormente il dialogo tra passato e presente. Acciaio, vetro e cemento definiscono un linguaggio contemporaneo essenziale, che si accosta senza mimetismi alla matericità delle murature storiche.
Le ampie superfici vetrate, oltre a favorire l’illuminazione naturale, contribuiscono a rendere percepibile la relazione tra la nuova struttura e l’involucro esistente, trasformando il museo in uno spazio visivamente permeabile. In questo modo, la tecnologia costruttiva non è solo un elemento tecnico, ma diventa parte integrante della narrazione architettonica, capace di rendere esplicito il rapporto tra conservazione e trasformazione.
Un nuovo landmark tra paesaggio e identità urbana
Elemento simbolico dell’intervento è la reinterpretazione della ciminiera storica, crollata nel tempo e ricostruita come segno stilizzato in acciaio. La nuova struttura ripropone proporzioni e collocazione originarie, restituendo al paesaggio urbano un riferimento identitario forte.
Integrata in un sistema più ampio di spazi verdi e percorsi ciclopedonali, la fornace si trasforma in un nodo strategico per la rigenerazione urbana dell’area. Il museo non è più solo un edificio, ma una piattaforma pubblica che connette cultura, paesaggio e comunità.
In questo equilibrio tra memoria e innovazione, il progetto di Politecnica dimostra come il recupero dell’archeologia industriale possa diventare un motore di trasformazione urbana, capace di generare nuovi significati e nuove relazioni per la città contemporanea.


















